 Prendiamo alla larga l'argomento:
Cos'è esattamente l'effetto Sandbox?
A partire da marzo 2004 alcuni SEO hanno iniziato a teorizzare l'esistenza della Sandbox di Google.
I nuovi siti inseriti nell'indice del grande motore di ricerca californiano venivano "insabbiati", per un periodo variabile di tempo, per essere poi reiseriti a nei rultati della ricerca.
Più la competitività delle keyword presenti nel sito era alta e più era (ed è tuttora) difficile apparire nei risultati di Google.
Lo scopo di questo "insabbiamento" sembra sia quello di verificare l'attendibilità del sito, vista anche l'altissima proliferazione di siti dediti puramente allo spam negli ultimi anni.
Sta di fatto che tale effetto ha sconvolto non poco tutti i piani della maggior parte dei SEO, alcuni dei quali erano addirittura dei sostenitori dell'insesistenza di tale pratica da parte di Google.
In seguito ad una dichiarazione di Matt Cutts, uno degli ingegneri di Google, che confermava al popolo dei SEO l'esistenza della Sandbox, deliandola come un filtro applicato all'algoritmo di Google per bloccare in partenza siti di spam, ne sono stati studiati gli effetti per cercare di diminuire questo increscioso accorgimento del colosso di Californiano.
Veniamo all'argomento del post, ovvero le mie esperienze professionali sull'argomento:
Il sito che prenderò in considerazione tratta di rievocazioni storiche, le serp non sono troppo competitive, circa 300.000 risultati.
Il lavoro è iniziato a fine settembre 2006 e si è svolto in varie fasi.
Quando il sito è stato pubblicato era già completo e finzionante, erano state inserire da me alcune rievocazioni per renderlo appetibile ai primi visitatori che sarebbero giunti.
Segnalazione del sito in una decina di directory tra le principali del web, per iniziare a farlo spiderizzare dai vari Googlebot, Yahoo Slurp, etc...
In una settimana nei principali motori di ricerca (prenderò in esame Google e Msn/Live) il sito aveva raggiunto un ottimo posizionamento.
Dopo dieci giorni in vetta alle serp (prima o seconda pagina), il sito cade nelle ultime posizioni di Google, pur continuando a mantenere le primissime posizioni in Msn.
Inizio a pensare di avere sovraottimizzato il posizionamento, ma mi rimbocco le maniche e continuo come se nulla fosse: invio delle email ai principali siti che trattano un argomento simile ed ai vari siti delle associazioni di rievocazione storica, faccio scambio link, faccio partire la newsletter e raccolgo i primi risultati in termini di visitatori.
Ancora nessun miglioramento di Google, leggendo in giro scopro che i tempi medi di permanenza nella sandbox vanno da uno a nove mesi, quindi continuo a puntare sui visitatori ottenuti tramite fonti diverse dai motori di ricerca (Msn non offre un gran numero di visite, anche se miglioreranno sicuramente con l'uscita di IE7).
Posto su usenet (sempre in newsgroup inerenti) l'elenco delle prossime rievocazioni, una volta al mese, nello stesso periodo della newsletter.
Aumentano i visitatori, ottengo qualche bel commento in alcuni blog, intatno continuo con lo scambio link e con l'inserimento in directory del sito.
L'effetto sparisce, una mattina osservando stancamente la solita serp vedo in prima pagina apparire il mio sito: dopo cinque settimane ero uscito dalla sandbox.
Considerazioni:
come molti già hanno teorizzato, è necessario lavorare come se la sandbox non esistesse, continuando a putare sui backlink e sui visitatori.
Stuart di Googlerank in questa pagina, spiega come sia possibile che l'uscita dalla sandbox dipenda in gran parte dai visitatori che il sito riesce ad attirare.
Il ragionamento fila: per questo i siti con chiavi più competitive hanno dei tempi di permanenza nella sandbox molto lunghi, a mendo che non punti su campagne pubblicitarie in grande stile tramite pay per click oppure in massicce operazioni di marketing su grandi portali (anche se cià vuol dire un investimento economico non indifferente).
Il consiglio continua ad essere "fate come se nulla fosse e continuate a lavorare sul far conoscere il sito nei circuiti inerenti".
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